mercoledì 24 giugno 2015

Affarone: 2.985 euro per il registro europeo delle imprese


Madam/Sir,
In order to have your company inserted in our Register for 2015/2016 print, complete and submit the attached form (PDF) to the following address:
EU BUSINESS REGISTER, blablabla (ovvero: casella postale registrata a Utrecht, Paesi Bassi)
You can also attach the completed form in a reply to this email.
Dove sta dunque l'intoppo? Nel questionario. 

Updating is free of charge!

Oggi vorrei parlarvi di questa fantastica email ricevuta negli ultimi giorni. Grafica piuttosto curata, nessun file eseguibile o compresso allegato, concisa e dritta al punto. Per un attimo ho dubitato potesse essere vera. Cioè, vera è vera, ma propone l'iscrizione al registro europeo delle imprese (EBR), aggiungendo che l'aggiornamento è gratuito.








Anche il questionario ribadisce infatti, in alto a destra, la gratuità dell'aggiornamento, ma invita anche a firmare qualora si volesse inserire un annuncio. Poi, in quelle scritte fitte fitte in fondo, ecco definiti i termini dell'accordo: in cambio dell'inserimento del profilo aziendale nella banca dati dell'EU Business Register e di un cd-rom, il firmatario si impegna a corrispondere alla controparte 995,00 euro l'anno per tre anni, per un totale di 2.985,00 euro.


Eh?

Come dite? È una truffa? No, è un contratto ben definito che sfrutta semplicemente il nome del registro europeo delle imprese, ma che si dissocia esplicitamente da qualsiasi organizzazione o istituzione legata alla Commissione europea (vedi la scritta a margine, inclinando la testa di 90°). Ingannevole, magari.

Per maggiori informazioni sul vero registro europeo delle imprese, il sito di riferimento è questo. Maggiori informazioni in italiano qui.


giovedì 18 giugno 2015

Un nuovo applicativo per i tirocini nel mondo della traduzione

Oggi ho letto una notizia interessante e ho pensato potesse essere utile ad altri: all’Expo di Milano è stato presentato un nuovo applicativo che permette di gestire la domanda e l’offerta di tirocini internazionali nel mondo della traduzione, risultato di Agora, progetto europeo coordinato dall’università di Bologna con la partecipazione di altri dieci atenei europei e cofinanziato dall’Agenzia europea Eecea nel quadro del programma LLP Erasmus.



Questo nuovo strumento ha come obiettivo quello di aumentare le offerte di tirocini transazionali, superando le barriere organizzative e normative delle diverse legislazioni nazionali, nonché di migliorare l’occupabilità nel lungo periodo. 

Dal punto di vista dei partner coinvolti, il vantaggio è quello di poter scegliere tra un ampio numero di candidati, poterne valutare preventivamente preparazione e competenze e trovare quindi la persona perfetta in base ai requisiti richiesti. 

Dal punto di vista dei candidati, il progetto richiede ai partner di attenersi a un codice di condotta specifico che li impegna a sviluppare obiettivi formativi definiti.

Nel concreto, “il sistema realizza, per ogni singolo caso di tirocinio, una negoziazione delle premesse formative che gli studenti devono garantire alle aziende e una concertazione degli obiettivi dei tirocini. Università e mondo aziendale interagiscono così allo stesso livello, superando lo steccato tra formazione pura e pratica in azienda”.

Sarà disponibile solo per laureandi e neolaureandi? Come verranno accertate qualifiche e preparazione? Non ho trovato ulteriori informazioni, rimango perciò in attesa di saperne di più.

Fonti: Link

mercoledì 10 giugno 2015

5 ragioni per dire di no a un cliente

Chiaramente dipende da ciò che il cliente vuole. Le ragioni possono essere molteplici: poco tempo, una tariffa troppo bassa, una combinazione linguistica diversa dalle proprie, la richiesta di una traduzione attiva o ancora un argomento estraneo. Che fare?

Tutte argomentazioni valide, soprattutto se l’obiettivo è quello di puntare sulla qualità. Tuttavia, il no è sempre una bestia nera, perché è una piccola parolina che è in grado di fare una cosa che talvolta non riesce bene neanche a frasi ben più complesse, ovvero esclude tutte le possibilità: i clienti storici dovranno cercare un’altra persona di fiducia e quelli nuovi lasciare alle spalle il tuo profilo, che in qualche modo li aveva colpiti positivamente, per cercare anche loro un approdo e la soddisfazione dei propri bisogni in altri lidi.
  1. Poco tempo. Fate finta che una torta equivalga a una cartella (quando arriva l'ora della merenda?): entrate in una pasticceria e provate a ordinare 25 torte per il giorno dopo. Potrebbe andarvi bene: la commessa vi sorride, vi chiede come le volete perché è logico presumere le vogliate tutte diverse l’una dall’altra, e infine non vi chiede neppure un anticipo perché è bello fidarsi del prossimo. Poi svegliatevi e scontratevi con la realtà. Non so voi ma a me han sempre fatto problemi, foss’anche per una torta sola.

    Stesso discorso con la traduzione: 25 cartelle per il giorno dopo? Non penso proprio. Non perché non mi piacerebbe, intendiamoci. È che sono un essere umano, non ci riuscirei nemmeno potessi battere sulla tastiera con la sola forza del pensiero.

    Di fatto, mi è capitato di rifiutare anche in situazioni meno estreme, ovvero quando ho ritenuto che per la complessità/tecnicità del testo avrei avuto bisogno di più tempo per fare un buon lavoro. Questione di priorità. Un consiglio? Parlatene con il cliente. Se il tempo è poco, al 99,9% il tempo sarà poco anche per il traduttore che contatteranno dopo di voi. Guardi, per quella specifica torta ci vogliono tempi di preparazione più lunghi, che ne dice di quella alle nocciole? 

    Che non è mica male, eh
  2. Tariffa troppo bassa. Che dire? Capita a tutti di lavorare a tariffe troppo basse e la scelta di dire no dipende solo da ciò che ritenete sia giusto per voi. Non è tanto un discorso di concorrenza “sleale” con altri traduttori o simili, secondo me, ma piuttosto: riuscite a viverci? Ci pagate la spesa e le bollette? Perché tradurre è meraviglioso e sono convinta che chiunque operi in questo settore ne sia anche appassionato, ma come ricordavano su Doppioverso tempo fa: “Il nostro è un lavoro come tutti gli altri. Davvero. Bellissimo per noi, ma non per questo diverso dagli altri. Se questo non lo capiamo noi per primi non possiamo pretendere che lo facciano gli altri”. Vada per quella coi mirtilli. Spero non sia un problema se mi autoapplico uno sconticino. Sa, questo mese ho prenotato le vacanze e mi son partiti un sacco di soldi. Ma tanto per lei preparare dolci è soprattutto una passione, no?

    Eccerto

  3. Combinazione linguistica diversa /Traduzione attiva. Innanzitutto: che differenza c’è tra le due? Lavorare in una combinazione diversa dalle proprie è pressoché impossibile, in attiva è fattibile. Molti colleghi propongono il servizio e non sono necessariamente bilingui o bilingui tardivi ma semplicemente molto bravi (o talvolta, come capita di vedere in alcuni frangenti, molto incoscienti). A queste richieste io non dico no. Anche in questo caso preferisco piuttosto cercare un’alternativa per il cliente, ovvero uno o più colleghi che possano fare al caso suo. Come un’agenzia? No, da questo tipo di operazioni non ci guadagno. Spesso anzi passo direttamente il nome del collega traduttore al cliente, lasciando che siano loro a trovare i termini di un accordo.
    Offrire un’alternativa lascia sempre uno spiraglio, una via di comunicazione aperta. Guardi, se vuole posso proporle una millefoglie. Se invece desidera proprio una baklava può chiedere all’ottimo ristorante greco all’angolo.

    Pure la baklava ha il suo perché

  4. Argomento estraneo. Idem come sopra: se traducete letteratura e vi chiedono un brevetto, potete sempre accettare. Tuttavia sarà molto più facile per voi imparare a piangere in cinese piuttosto che consegnare un buon lavoro. Nulla toglie che possiate mettervi a studiare il settore per farvi trovare preparati alla richiesta successiva, per carità, ma nel frattempo è meglio crearsi degli stampati con le indicazioni per il ristorante greco e limitarsi a questo.

    Oppure una cartina per arrivare in Grecia, non si butta via niente
  5. Il quinto punto non esiste, l’ho inserito solo per abbellire il titolo.



Bene, e il risultato? 
A parte l'incredibile voglia di torta, s'intende.
Intanto, non è detto che il cliente torni da voi, ma è possibile. Inoltre, nel tempo vi creerete una rete di colleghi molto preziosa, tanto a livello professionale quanto umano. A quel punto saranno le vostre giornate a guadagnarci in qualità.

E voi? Avete avuto esperienze di questo tipo o conoscete soluzioni ancora diverse che avete voglia di condividere? 

mercoledì 3 giugno 2015

Tu non sei padrone di te stesso?

Con un’amica che lavora come traduttrice letteraria parlavamo qualche giorno fa dei rispettivi programmi settimanali. Tra lezioni, commissioni e impegni, ho domandato a voce alta: ma una persona con un lavoro ordinario, dove con ordinario intendo con orari prestabiliti e definiti da altri, come fa a organizzarsi con tutto?

“Visite mediche, spesa, tutto quanto problematico”, mi ha detto lei. “Però almeno non hai la gente che insiste perché tu partecipi a eventi e compleanni anche quando hai da fare. Se uno è di turno, è di turno. Ma se tu hai una consegna e devi lavorare un’ora di sabato pomeriggio… SHOCK”.



Ho riso tantissimo perché è vero: come traduttore/traduttrice, ma forse più come freelance in generale, queste frasi o espressioni le senti con una frequenza piuttosto allarmante e arrivi a un punto in cui basta, finisce lì: le tue orecchie non vogliono udire

martedì 2 giugno 2015