giovedì 16 gennaio 2014

Per puro spirito di cortesia

Tra le varie attività che svolge una traduttrice freelance, c'è anche quella di dedicare un po' di tempo, quando può/riesce/ritiene opportuno, a presentare i propri servizi a clienti o agenzie nuove. Un'attività che, di solito, si esplica via email. 

Non è una cosa che mi piace particolarmente, perché se è anche vero che l'email è il mezzo più veloce per trasmettere una comunicazione, è anche tra i più impersonali, e spesso il tutto si perde in un triste copia-incolla delle solite cose. Nel mio caso, cerco di non commettere questo errore e di capire ogni volta se la persona o l'agenzia a cui mi sto rivolgendo rispecchia davvero il tipo di cliente giusto per me, ponendomi domande come: "si tratta di persone affidabili e serie?", ma anche e soprattutto: "con che tipo di testi lavorano?", "potrebbero aver bisogno di una risorsa nelle mie combinazioni linguistiche?", "ho qualcosa da offrire loro?". 

Spesso si perde di vista il fatto che quando ci si propone, si sta semplicemente rendendo nota la propria disponibilità ad offrire un servizio. Ciò che si propone è dunque uno scambio - ad esempio l'offerta di un servizio di traduzione/revisione di testi a fronte di una remunerazione, al fine di soddisfare un bisogno - sempre a titolo esemplificativo, "io voglio lavorare" e "voi ne avete bisogno perché con la mia combinazione linguistica potreste allargare il vostro ventaglio di offerte". Quando una persona ci offre un lavoro, del resto, non è certo per fare un favore a noi.

Detto questo, pur inviando fior di email a diversi potenziali clienti molto mirati, il numero di risposte non corrisponde mai, neanche lontanamente, al numero di email inviate. Tempo fa mi ha infatti rincuorato sentire un'affermata traduttrice letteraria, che lavora nel settore dell'editoria ormai da decenni, ammettere con candore che succede anche a lei. Perciò poco male. 

Però poi c'è il fatto che il 99% di quei pochi che rispondono ti fanno perdere un po' di fiducia nel prossimo, uscendosene con proposte collaborative oscene: prova di revisione non retribuita su 20 cartelle tradotte con software automatico, scheda di lettura non retribuita su un testo da 400 pagine ("una volta superata la prova, la remunerazione che proponiamo è di 30 euro lordi a libro"), prova di scrittura (lo so, questa è più ostica da capire, ma funziona più o meno così: "valuteremo il Suo curriculum come traduttrice solo se scriverà un articolo per il nostro blog") e via discorrendo. 

Rimane l'1%. In questa percentuale non conto solo le risposte positive, ma anche quelle scritte da persone a modo che, per quello che ritengo puro spirito di cortesia, scelgono di usare parte del proprio tempo per inviarti una risposta in cui, senza volerti offrire nessuno scambio totalmente iniquo o sbilanciato, ti comunicano semplicemente che, per il momento o quel che è, non necessitano dei tuoi servizi.

Oggi ho ricevuto un'email di questo tipo, in cui questa persona addirittura si scusava di non essere riuscita a rispondere prima a causa delle feste e della mole di lavoro. Un'email del genere dovrebbe rientrare nella normalità e non destare alcuno stupore, lo sappiamo tutti. Altrettanto vero e doveroso è riconoscere invece che la realtà è diversa: perché un'email è il mezzo più veloce per trasmettere una comunicazione, ma è anche tra i più impersonali e di norma, nei contesti lavorativi, è raro che venga lasciato spazio al lato prettamente umano. 

Così io la ringrazio tantissimo, questa persona sconosciuta che ha speso una manciata di minuti per scrivermi. Ci fossero più persone come lei, saremmo tutti più ricchi. 


9 commenti:

  1. Sai che è capitato anche a me? Ma ti sorprenderò : mi è capitato di rispondere a lettere di chi cercava un lavoro in AddictiveColors (il nome con cui io è Fedo abbiamo pubblicato le app). Purtroppo noi siamo ancora troppo "piccoli" per prendere dei dipendenti e momentaneamente il nostri progetti insieme sono sospesi, però mi è sembrato doveroso rispondere cortesemente a chiunque abbia dimostrato interesse per la nostra attività. anche se impersonale, non c'è motivo per non spendere qualche minuto scrivendo e inviando una risposta gentile e sincera, a me farebbe piacere e so che fa piacere anche agli altri. :-)

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    1. Sì, alle volte arrivano curriculum anche a me. Rispondo sempre, tenendo conto delle varie combinazioni linguistiche, soprattutto perché nel mio settore è sempre bene avere colleghi fidati a cui potersi rivolgere :)

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  2. Se può consolarti, nel mondo dell'editoria funziona così anche negli Usa :-/

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    1. Più che consolarmi, mi spiace anche per gli Usa!

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  3. se è vero, quanto poco basterebbe!

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    1. E sarebbe una piccola, enorme rivoluzione :)

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  4. Per motivi che qui non posso spiegare sono costretta, o meglio, mi sento moralmente costretta a presentare una certa proposta editoriale. Me ne sto occupando in questi giorni: sto mandando una mail alle case editrici che ritengo possano essere interessate. Un'occupazione resa ancora più umiliante dall'assenza di risposte, anche negative. Nemmeno una risposta automatica. Neppure l'ombra di una cortesia che dovrebbe essere elemento vitale di un ambiente che pratica civiltà e cultura.

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    1. Mi spiace Andrea, spero che quel "silenzio" si rompa presto :/

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  5. Quello che racconta Andrea è successo anche a me :-(

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