giovedì 8 agosto 2013

Wer der Grund seines Unglücks ist, beweine sich selbst*

... ovvero: chi è causa del suo mal, pianga se stesso.

Ci stavo pensando stasera, a questo proverbio, e con molta, molta intensità. 

C'è che mi lamento sempre, io, di quanto sia stanca, dei miei orari assurdi, del fatto che parto per delle finte vacanze perché di fatto il mio computer e tutte le traduzioni che ho in corso mi seguono a ruota ovunque io vada. Mi lamento, mi lamento sempre. Davvero.

Però poi accade che mi arriva un progetto nuovo, con una data di consegna che si incastra perfettamente con le altre, un argomento tecnico e  impegnativo. Che faccio? Penso al mare, alle lunghe passeggiate che ho in programma, alle visite ai musei che tanto mi piacciono per un ripasso veloce, alle letture sulla Promenade, a un giro per negozi? No, niente: io mi esalto tantissimo e accetto.

Perciò sì, sono causa del mio male. E in questo male, in  questo mare, "il naufragar m'è dolce... ".



*sto studiando il tedesco a spizzichi e bocconi, perciò non posso dire di capire a pieno la frase del titolo. Tuttavia mi è piaciuto inserirla, ché magari a forza di rileggerla la memorizzo più in fretta.

11 commenti:

  1. Da una parte ti direi "nooo, dovevi andare in vacanza!", ma dall'altra quello che hai fatto tu è quello che faccio sempre anch'io. Se rinasco col cavolo che faccio la freelance.

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    1. Io probabilmente lo rifarei, non c'è mai un momento morto :D

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  2. Eh... Ti capisco! Poi se rifiuti magari il lavoro non ti ricapitalizzazione, mentre per una vacanza c'é sempre tempo

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    1. Mah, dici? Speriamo :D

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    2. No, va beh... volevo scrivere "ricapita" NON "ricapitolizzazione"... cavolo di suggeriritore automatico!

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    3. hahahaha capita...lizza :D

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    4. capitalizza alice,capitalizza!la ns azienda fa fare traduzioni a un'agenzia è quando vanno controllate me le mandano...a volte mi viene da rimandare indietro tutto coi segni rossi del prof adirato.vedi che un giorno ti faccio ingaggiare.

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    5. Tu ce l'hai, in effetti, la faccia da prof. Ti immagino benissimo in quelle vesti :D

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  3. In gioventù avevo fatto la freelance per necessità per 17 anni e ora la sto facendo di nuovo da 10, sempre per mancanza di alternativa, ma la trovo un condizionamento troppo pesante, onnipresente. Temo che in futuro sarà la condizione lavorativa di quasi tutti... Tanti auguri per lo studio del tedesco, è la mia lingua preferita.

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    1. Davvero? Lo dicono spesso, che il tedesco o lo odi o lo ami. Io devo ancora farci amicizia :)

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  4. La mia osservazione "en passant" si limita al vero significato del proverbio in versione tedesca.
    Da noi l'elemento è il male, ovvero qualcosa di assoluto e di irrimediabile, che talvolta è stato impersonificato nel diavolo.
    In tedesco "Unglück" è semplicemente la "sfortuna". Nulla du cui preoccuparsi, dunque. Basta ritagliare la parte iniziale e si avrà "Glück", ovvero "fortuna". ;-)

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