mercoledì 15 luglio 2015

Traduttori e postazioni di fortuna

Ieri mattina mi ha scritto un'amica e collega suggerendomi, scherzando, di creare una rubrica del blog dedicata alle postazioni improvvisate dei traduttori. Perché no?

Non so quanti abbiano voglia di partecipare a questa idea, ma intanto ecco come lei sta lavorando in questi giorni di semi-vacanza (ovvero: giorni in cui lavora, ma da casa di amici). 



A sinistra il portatile è stato portato a livello sfruttando le enciclopedie, sempre utilissime nel momento del bisogno. A destra... be', il secondo monitor si è rotto e provvisoriamente ne è stato riesumato uno di quelli preistorici con tubo catodico. 

Perché due schermi? In molti ne preferiscono due per questioni legate alla vista, ma nel suo caso non potrebbe farne a meno perché si occupa di adattamento e sottotitolaggio, perciò da una parte visualizza il filmato, dall'altra il file di lavoro.

Ah, dimenticavo: come avrete immaginato, si è trovata costretta a lavorare in piedi. "Non so se ho più male alla schiena o alle gambe, non vedo l'ora di tornare a casa", ha commentato.


martedì 7 luglio 2015

Cercate nuovi clienti? Ecco come trovarli

Oltre a diversi clienti occasionali, molti traduttori freelance hanno dei clienti fissi che si rivolgono a loro con una certa continuità e che garantiscono pertanto delle entrate mensili piuttosto regolari. Altri, un po’ per necessità e un po' per il gusto di uscire dalle pareti di casa, svolgono un secondo lavoro parallelo che prevede - so che non ci crederete, ma è così - una qualche forma di contatto con altre persone.

(Magari un'altra volta parlerò dell'innata propensione dei traduttori per le occasioni sociali e i momenti di ritrovo con altri esseri umani...)

Se non si appartiene a questa seconda categoria, ma alla prima, bisogna stare attenti e ricordarsi che il più grande errore per un libero professionista è quello di smettere di cercare clienti nuovi. La tentazione è grande, lo so, soprattutto nei periodi di lavoro più intensi, quando non si ha nemmeno il tempo di respirare. Eppure non vi sono tutele, né rapporti di amicizia o fiducia: un cliente può sempre, di punto in bianco, decidere di non avere più bisogno di noi, o di cambiare le regole del gioco, o di chiudere baracca e burattini e trasferirsi in un altro emisfero dove non avrà più bisogno dei nostri servizi. Del resto, è un suo legittimo diritto, non trovate? Anche noi, in qualità di clienti, lo sfruttiamo quotidianamente quando preferiamo comprare i pomodori da Peppino invece che da Maria, per dirne una.


Qualche consiglio?

Siate costanti. Un giorno la settimana, un'ora al mese, dieci minuti al giorno: non è importante quanto tempo ma quanto si è costanti. Io mi ci dedico un tempo indefinito che può andare dai 5 minuti alle tre ore tutti i giorni. Rispondo ad annunci, invio la mia presentazione, oppure faccio ricerche per farmi venire idee, informarmi, cercare clienti mirati.

Siate precisi. Lasciando da parte e/orrori di ortografia e affini, mi è capitato ad esempio di ricevere curriculum da parte di persone che da un lato scrivevano di avere apprezzato molto il mio sito, ma dall'altro si rivolgevano a me come se fossi un'agenzia. Quanto tempo pensate mi sia servito per capire che si trattava di un'email inviata con superficialità e in fretta? Capisco che l'obiettivo è quello di ottimizzare i tempi puntando sulla quantità, ma un messaggio mirato può essere molto, molto più efficace.

Siate concisi ed esaustivi. Per quanto mi riguarda, adoro i CV da una pagina, quelli a cui basta dare un'occhiata per capire combinazioni linguistiche di lavoro, settori di specializzazione, esperienze di maggiore rilevanza.

Mi piacciono ancora di più se contengono elementi grafici o piccoli indizi che possano suggerire che tipo di persona può averlo scritto. A un convegno sul mondo del lavoro mi aveva molto colpito quello che aveva detto un rappresentante della Manpower, nota agenzia interinale, sull'importanza di indicare i propri hobby sul CV: "Se fai l'arbitro, anche da dilettante, ciò che si percepisce subito è che sei una persona che sa seguire bene le regole e che sa prendere decisioni in fretta. Se invece giochi a pallavolo avrai di sicuro un buono spirito di squadra", e via dicendo. Non sono cose da sottovalutare, perché il fattore umano è quello che rimane più impresso.

Definite un target. Desiderate tradurre letteratura? Studiatevi una bella proposta editoriale. Preferite i saggi di argomento economico o i manuali tecnici? Meglio clienti italiani o stranieri? Cercate in rete informazioni che possano aiutarvi a definire i vostri potenziali clienti. Magari sbaglierete i primi invii, ma col tempo il settore non avrà segreti e riuscirete ad ampliare il vostro mercato.

Rendetevi visibili. È così ovvio che a volte ce ne si dimentica, ma esistono altri mezzi di comunicazione oltre all'email: potete telefonare, inviare una lettera, passare direttamente in ufficio (in questo caso magari è meglio avvisare preventivamente). Per farvi conoscere e trovare potete inoltre creare biglietti da visita, partecipare a eventi e convegni del settore, iscrivervi a forum, portali tematici, aprire un blog, creare un sito, un video blog, impegnarvi a seguire i traduttori più attivi per capire come si muovono e chi più ne ha, più ne metta. L'importante è che sia qualcosa che rientri nelle vostre corde, altrimenti la fatica si triplica.

Ovviamente questi sono i consigli che do sulla base di quello che faccio io. Voi, invece, quali consigli dareste?

mercoledì 24 giugno 2015

Affarone: 2.985 euro per il registro europeo delle imprese


Madam/Sir,
In order to have your company inserted in our Register for 2015/2016 print, complete and submit the attached form (PDF) to the following address:
EU BUSINESS REGISTER, blablabla (ovvero: casella postale registrata a Utrecht, Paesi Bassi)
You can also attach the completed form in a reply to this email.
Dove sta dunque l'intoppo? Nel questionario. 

Updating is free of charge!

Oggi vorrei parlarvi di questa fantastica email ricevuta negli ultimi giorni. Grafica piuttosto curata, nessun file eseguibile o compresso allegato, concisa e dritta al punto. Per un attimo ho dubitato potesse essere vera. Cioè, vera è vera, ma propone l'iscrizione al registro europeo delle imprese (EBR), aggiungendo che l'aggiornamento è gratuito.








Anche il questionario ribadisce infatti, in alto a destra, la gratuità dell'aggiornamento, ma invita anche a firmare qualora si volesse inserire un annuncio. Poi, in quelle scritte fitte fitte in fondo, ecco definiti i termini dell'accordo: in cambio dell'inserimento del profilo aziendale nella banca dati dell'EU Business Register e di un cd-rom, il firmatario si impegna a corrispondere alla controparte 995,00 euro l'anno per tre anni, per un totale di 2.985,00 euro.


Eh?

Come dite? È una truffa? No, è un contratto ben definito che sfrutta semplicemente il nome del registro europeo delle imprese, ma che si dissocia esplicitamente da qualsiasi organizzazione o istituzione legata alla Commissione europea (vedi la scritta a margine, inclinando la testa di 90°). Ingannevole, magari.

Per maggiori informazioni sul vero registro europeo delle imprese, il sito di riferimento è questo. Maggiori informazioni in italiano qui.


giovedì 18 giugno 2015

Un nuovo applicativo per i tirocini nel mondo della traduzione

Oggi ho letto una notizia interessante e ho pensato potesse essere utile ad altri: all’Expo di Milano è stato presentato un nuovo applicativo che permette di gestire la domanda e l’offerta di tirocini internazionali nel mondo della traduzione, risultato di Agora, progetto europeo coordinato dall’università di Bologna con la partecipazione di altri dieci atenei europei e cofinanziato dall’Agenzia europea Eecea nel quadro del programma LLP Erasmus.



Questo nuovo strumento ha come obiettivo quello di aumentare le offerte di tirocini transazionali, superando le barriere organizzative e normative delle diverse legislazioni nazionali, nonché di migliorare l’occupabilità nel lungo periodo. 

Dal punto di vista dei partner coinvolti, il vantaggio è quello di poter scegliere tra un ampio numero di candidati, poterne valutare preventivamente preparazione e competenze e trovare quindi la persona perfetta in base ai requisiti richiesti. 

Dal punto di vista dei candidati, il progetto richiede ai partner di attenersi a un codice di condotta specifico che li impegna a sviluppare obiettivi formativi definiti.

Nel concreto, “il sistema realizza, per ogni singolo caso di tirocinio, una negoziazione delle premesse formative che gli studenti devono garantire alle aziende e una concertazione degli obiettivi dei tirocini. Università e mondo aziendale interagiscono così allo stesso livello, superando lo steccato tra formazione pura e pratica in azienda”.

Sarà disponibile solo per laureandi e neolaureandi? Come verranno accertate qualifiche e preparazione? Non ho trovato ulteriori informazioni, rimango perciò in attesa di saperne di più.

Fonti: Link

mercoledì 10 giugno 2015

5 ragioni per dire di no a un cliente

Chiaramente dipende da ciò che il cliente vuole. Le ragioni possono essere molteplici: poco tempo, una tariffa troppo bassa, una combinazione linguistica diversa dalle proprie, la richiesta di una traduzione attiva o ancora un settore o un argomento estraneo. Che fare?

Tutte argomentazioni valide, soprattutto se l’obiettivo è quello di puntare sulla qualità. Tuttavia, il no è sempre una bestia nera, perché è una piccola parolina che è in grado di fare una cosa che talvolta non riesce bene neanche a frasi ben più complesse, ovvero esclude tutte le possibilità: i clienti storici dovranno cercare un’altra persona di fiducia e quelli nuovi lasciare alle spalle il tuo profilo, che in qualche modo li aveva colpiti positivamente, per cercare anche loro un approdo e la soddisfazione dei propri bisogni in altri lidi.
  1. Poco tempo. Fate finta che una torta equivalga a una cartella (quando arriva l'ora della merenda?): entrate in una pasticceria e provate a ordinare 25 torte per il giorno dopo. Potrebbe andarvi bene: la commessa vi sorride, vi chiede come le volete perché è logico presumere le vogliate tutte diverse l’una dall’altra, e infine non vi chiede neppure un anticipo perché è bello fidarsi del prossimo. Poi svegliatevi e scontratevi con la realtà. Non so voi ma a me han sempre fatto problemi, foss’anche per una torta sola.

    Stesso discorso con la traduzione: 25 cartelle per il giorno dopo? Non penso proprio. Non perché non mi piacerebbe, intendiamoci. È che sono un essere umano, non ci riuscirei nemmeno potessi battere sulla tastiera con la sola forza del pensiero.

    Di fatto, mi è capitato di rifiutare anche in situazioni meno estreme, ovvero quando ho ritenuto che per la complessità/tecnicità del testo avrei avuto bisogno di più tempo per fare un buon lavoro. Questione di priorità. Un consiglio? Parlatene con il cliente. Se il tempo è poco, al 99,9% il tempo sarà poco anche per il traduttore che contatteranno dopo di voi. Guardi, per quella specifica torta ci vogliono tempi di preparazione più lunghi, che ne dice di quella alle nocciole? 

    Che non è mica male, eh
  2. Tariffa troppo bassa. Che dire? Capita a tutti di lavorare a tariffe troppo basse e la scelta di dire no dipende solo da ciò che ritenete sia giusto per voi. Non è tanto un discorso di concorrenza “sleale” con altri traduttori o simili, secondo me, ma piuttosto: riuscite a viverci? Ci pagate la spesa e le bollette? Perché tradurre è meraviglioso e sono convinta che chiunque operi in questo settore ne sia anche appassionato, ma come ricordavano su Doppioverso tempo fa: “Il nostro è un lavoro come tutti gli altri. Davvero. Bellissimo per noi, ma non per questo diverso dagli altri. Se questo non lo capiamo noi per primi non possiamo pretendere che lo facciano gli altri”. Vada per quella coi mirtilli. Spero non sia un problema se mi autoapplico uno sconticino. Sa, questo mese ho prenotato le vacanze e mi son partiti un sacco di soldi. Ma tanto per lei preparare dolci è soprattutto una passione, no?

    Eccerto

  3. Combinazione linguistica diversa /Traduzione attiva. Innanzitutto: che differenza c’è tra le due? Lavorare in una combinazione diversa dalle proprie è pressoché impossibile, in attiva è fattibile. Molti colleghi propongono il servizio e non sono necessariamente bilingui o bilingui tardivi ma semplicemente molto bravi (o talvolta, come capita di vedere in alcuni frangenti, molto incoscienti). A queste richieste io non dico no. Anche in questo caso preferisco piuttosto cercare un’alternativa per il cliente, ovvero uno o più colleghi che possano fare al caso suo. Come un’agenzia? No, da questo tipo di operazioni non ci guadagno. Spesso anzi passo direttamente il nome del collega traduttore al cliente, lasciando che siano loro a trovare i termini di un accordo.
    Offrire un’alternativa lascia sempre uno spiraglio, una via di comunicazione aperta. Guardi, se vuole posso proporle una millefoglie. Se invece desidera proprio una baklava può chiedere all’ottimo ristorante greco all’angolo.

    Pure la baklava ha il suo perché

  4. Settore/argomento estraneo. Idem come sopra: se traducete letteratura e vi chiedono un brevetto, potete sempre accettare. Tuttavia sarà molto più facile per voi imparare a piangere in cinese piuttosto che consegnare un buon lavoro. Nulla toglie che possiate mettervi a studiare il settore per farvi trovare preparati alla richiesta successiva, per carità, ma nel frattempo è meglio crearsi degli stampati con le indicazioni per il ristorante greco e limitarsi a questo.

    Oppure una cartina per arrivare in Grecia, non si butta via niente
  5. Il quinto punto non esiste, l’ho inserito solo per abbellire il titolo.



Bene, e il risultato? 
A parte l'incredibile voglia di torta, s'intende.
Intanto, non è detto che il cliente torni da voi, ma è possibile. Inoltre, nel tempo vi creerete una rete di colleghi molto preziosa, tanto a livello professionale quanto umano. A quel punto saranno le vostre giornate a guadagnarci in qualità.

E voi? Avete avuto esperienze di questo tipo o conoscete soluzioni ancora diverse che avete voglia di condividere? 
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