mercoledì 14 novembre 2012

Bugia nen!

Al ristorante russo Otium - Sibiriaki, a Torino, si mangia anche cibo piemontese. L'ho scoperto ieri, quando ho fatto un po' più di attenzione al menù, dove viene riportata questa storia.

"La battaglia dell'Assietta fu combattuta il 19 luglio 1747 nell'ambito della Guerra di successione austriaca: Francia e Spagna cercarono di invadere il Piemonte passando dalle Alpi per sconfiggere Carlo Emanuele III di Savoia e i suoi alleati austriaci.

I piemontesi, prevedendo tale attacco, realizzarono una difesa integrata tra i forti di Exilles e di Fenestrelle, fortificando il colle dell'Assietta, a 2566 m sulla dorsale di separazione delle valli della Dora Baltea e del Chisone, via d'accesso alla pianura e a Torino, costruendo due ridotte alla Testa dell'Assietta e al Grand Serin.

L'apice della battaglia avvenne al colle dell'Assietta, dove un esiguo contingente di granatieri piemontesi riuscì a respingere i nemici. Anche al Grand Serin i francesi continuarono ad attaccare e il Comando sabaudo, temendo di non riuscire a resistere a lungo, inviò l'ordine di convergere tutti sul Gran Serin. Tuttavia, il Conte di San Sebastiano, al comando dell'Assietta, si rifiutò per ben tre volte di eseguire l'ordine, rispondendo: "Mi am Bugiu nen!", "Io non mi muovo!".

I soldati piemontesi, vista la determinazione del loro comandante, iniziarono a urlare "Bugia nen!", "Non muoverti!", e dopo cinque ore di aspri combattimenti i francesi si ritirarono.

"Bugia nen", nella semplice traduzione dal dialetto, è diventato un termine per definire il presunto immobilismo dei piemontesi, travisando la naturale prudenza e riservatezza della nostra gente, ma l'episodio raccontato all'origine del motto e la grande dinamicità dimostrata nella storia, a partire dai moti del 1848 e dallo Statuto Albertino, alla realizzazione dell'unità d'Italia, allo sciopero del marzo 1943, al contributo alla lotta di Liberazione, sino allo sviluppo di grandi industrie come l'Olivetti e la Fiat, dimostrano quanto questo sia, semplicemente, il contrario."

Ristorante Otium - Sibiriaki

mercoledì 7 novembre 2012

Ah, ma sai l'inglese?

Dialogo svoltosi tra me e un ragazzo ignaro del fatto che lavoro come traduttrice.

- Ah, ma sai l'inglese?
- Sì.
- Ah. Lo sguardo è fisso su di me, sta rimuginando. Senti, io ho un paio di libri dell'università in inglese, su cui devo fare gli esami. Non è che me li tradurresti? Solo i punti principali!



Lo guardo. Sto ancora valutando una risposta che sia appropriata ed educata quando lui aggiunge, per darmi il colpo di grazia: Così ti eserciti un po'!





lunedì 5 novembre 2012

Tigro sogna.

Tigro sogna: ogni tanto la sua coda turbina verso l'alto. Così stamattina, mentre preparavo la valigia, ho passato un po' di tempo a immaginarmi eventuali scenari di sogni felini.

Tigro

lunedì 29 ottobre 2012

Acquario


Il vestito bianco le sta troppo stretto, è troppo corto. E quei tacchi sono troppo alti, la punta delle scarpe troppo lunga, sgualcita. Cammina come se avesse scricchiolanti dolori alle caviglie, la schiena curva. L'apparenza di un oggetto ingombrante che respira e che in virtù di questo ha la facoltà di tentare di nascondersi. Ha tutto ciò che in questo luogo non si dovrebbe portare, scomodità e paura.

Dall'esterno sembra una macelleria, ma invece di corpi nudi d'animale squartati e appesi, vi sono quadri di sangue che invitano ad entrare, macabri e informi. I pavimenti sono puliti, li ho lustrati io stesso. Controllo sempre che all'entrata le persone abbiano scarpe pulite e asciutte e per quanto mi si sia già intimato di smettere, continuo furtivamente a compiere questo piccolo rito: li guardo sorridendo ampiamente, poi - torvo - chiedo loro scherzosamente se han le suole pulite, ché dentro è uno specchio e tale deve rimanere. Ridono, la prendono per una battuta, ma per stare a questa sorta di gioco quasi mi mostrano la loro innocenza alzando di poco le suole e - per non rischiare eventuali sorprese, controllano furtivamente poco dopo.

La seguo con lo sguardo, segue la lunga fila che dall'entrata si sparpaglia nelle varie stanze ed entra in quella che puzza di pesce. La Marina, si chiama. Finemente arredata in blu, luci soffuse, pesci di cartapesta appesi al soffitto al cui interno sono state poste tante piccole lampadine che, filtrando luce dalle branchie ben intagliate, creano effetti luminosi diversi e lineari sulle pareti. Ondeggiano, spesso toccati per pura curiosità dal pubblico (effetto voluto dagli organizzatori, che li han posti alla giusta distanza per essere raggiunti da un braccio teso), creando con le stesse luci l'atmosfera che si può ipotizzare sotto la superficie del mare. Ci sono divani a forma di coda di sirena, corridoi tappezzati d'alghe calpestabili e poltrone a conchiglia. Chi vi entra si disperde facilmente, è uno spazio enorme e spesso nauseante, a mio avviso. I fidanzatini si tengono sempre per mano, avanzano prendendosi in giro boccheggiando allegri, gonfiando le guance, strabuzzando gli occhi. È svilente, quello che possono fare, umanizzando ogni altra forma animale. Del resto a tutti insegnano, fin da piccoli, ad imitare per apprendere. L'imitazione poi prende la mano e comincia ad essere utilizzata anche per gli scopi più tragici, come divertire. 

Lei si è tolta le scarpe all'entrata, evitando così di farsi seguire da una scia di ticchettii salmastri. L'ho persa di vista in fretta, tra le tante teste. Continuo a sorridere, a guardare di soppiatto chi entra, a controllare le scarpe. Mi passa quasi di mente quando la vedo tornare, gli occhi a bulbo e i capelli sconvolti da chissà quale marea. È troppo bruna, troppo tornita, troppo storta sulle ginocchia aguzze. Deve aver perso una delle due scarpe, ne ha solo più una in mano, che intravedo a distanza vagamente umida, gocciolante forse. Deve aver raggiunto come minimo l'acquario. Si guarda intorno appoggiandosi ad una parete, si china guardando fisso alla sua destra e poggia la scarpa in un angolo, e mentre si rialza si ravviva i capelli, cercando di guadagnare un'aria disinvolta. Incrocia il mio sguardo, che distolgo. 

Quando mi rigiro, però, è scomparsa.


venerdì 26 ottobre 2012

Raccolta firme

In questi giorni, quando ho un po' di tempo, partecipo a una raccolta firme.
Stamattina, al mercato, ha incominciato a piovere di colpo e noi abbiamo dovuto abbandonare il tavolino e cercare riparo nel mercato del pesce. Non avevamo una superficie su cui appoggiarci, ma abbiamo comunque continuato a fermare i passanti. Una signora, gentilissima, si è avvicinata: "Firmo, firmo tutto!"
"Grazie. L'unico problema è che non abbiamo il tavolino. Dovrebbe firmare appoggiando i fogli al muro"
"Signorì, e che problema c'è? Sa quante volte ci ho fatto l'amore appoggiata al muro? Ci son pure rimasta incinta!"



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