Due sabati fa ho finalmente avuto modo di realizzare qualcosa che sognavo di fare da quindici anni: andare da Sassi alla Basilica di Superga a piedi. No, niente di straordinario, è vero. Ci avevo provato con un'amica, ma a metà strada mi aveva liquidata con un deciso "io mi rifiuto, sto morendo" e il pollice alzato per fare autostop. Al tempo, pur preoccupate di chi avrebbe potuto fermarsi, ci eravamo alla fine fatte dare un passaggio da un ragazzo che andava fin lassù per prendere il sole.
Avrei potuto organizzarmi prima e, nonostante la mancanza di compagni di avventura, andarci da sola. Ma in questo caso da sola non ci volevo andare e:
- i miei amici concittadini sanno bene che non è una passeggiata rilassante;
- i miei amici non concittadini non si fidano più delle idee che mi vengono e che presuppongono una qualche passeggiata in posti non generalmente noti. Quando dico "dai, è dietro l'angolo" ormai si insospettiscono.
Poi ho conosciuto E. E. è relativamente nuova qui a Torino ma, soprattutto, è molto propositiva per uscite e scampagnate. Due sabati fa mi ha proposto di andare a visitare la Sacra di San Michele ma, complice un venerdì sera un po' faticoso e orari non troppo comodi, io ho rifiutato. Ed è stata lei che, in cerca di un'alternativa, ha esordito con: Andiamo a Superga a piedi?
Come fosse il mio compleanno, per dire. E ci siamo incamminate.
La salita è stata fantastica, con oltre trenta gradi e ombra totalmente assente. Neanche dieci passi ed E. si era già pentita della sua proposta, ma nonostante tutto ha proseguito, tra invettive varie, a inerpicarsi per quell'ora e trenta minuti che ci vogliono per raggiungere la cima.
Torino dall'alto
Manca ancora un po'...
Verso l'infinito e oltre!
Torino dall'alto
Torino dall'alto con lampione romantico
Confluenza tra il fiume Po e il fiume Stura di Lanzo
Il fatto è che con il caldo è arrivata un'ondata di lavoro più intensa del solito. Così, dopo aver trascorso la giornate a scrivere - tanto da avere persino il polso dolorante, mi sento infine prosciugata delle parole quotidiane. Ne rimangono giusto una manciata, come i granelli di sale, ma vanno a condire una storia che sto intessendo altrove e a cui sto cercando di dare un senso.
E poi faccio queste cose folli, come lavorare 15 ore il venerdì per poter trascorrere l'intero fine settimana senza computer e immersa tra i monti, con una cara amica e pile di scatolette di tonno e lenticchie, a prendere un po' di luce con un libro tra le mani, ad annotare espressioni nuove, ad ascoltare le conversazioni dei vicini francesi al bar, a bruciarmi i piedi sulle pietre scaldate dal sole, a sbagliare strada e ritrovarmi su una statale invece che su di un bel viottolo costeggiante il fiume, a guardare un film demenziale prima e uno noiosissimo poi e a scattare foto in stile cartolina anni '70.
E al ritorno ho ancora il polso dolorante ma una voglia matta di rimettermi al lavoro, nuovi incarichi di traduzione per testi di un genere inesplorato e un profondo senso di soddisfazione.
Il Parco naturale della Mandria è ad appena due passi da Torino ed è bellissimo, soprattutto quando il cielo è nuvolo e minaccioso e c'è solo una manciata di persone che ha deciso di sfidare l'eventualità di una bella lavata dall'alto.
Anni fa avevo deciso di visitarne una parte accessibile solo in alcuni giorni e con visita guidata, la zona dei laghi, e mi avevano spiegato che vi è anche una zona del parco che viene mantenuta intatta sin dal 1800 a cui hanno accesso solo naturalisti e biologi che si occupano di studiarla. So inoltre che si organizzano gite notturne, sessioni di trekking all'alba con colazione (fossi un po' più mattiniera...) e tante altre cose.
Oggi, un po' per gioco, ho iniziato a fotografare i diversi divieti in cui incappavamo: lo sapevate che la Mandria è praticamente un parco in divieto?
Con le multe ancora in lire.
Da notare che il divieto è ASSOLUTO
Anche i cavalli: sono mansueti ma possono mordere!
Tanti divieti e segnali di pericolo di hanno talmente stressate che abbiamo deciso di prenderci una pausa e rifocillarci come si deve (anche perché, ridendo e scherzando, abbiamo macinato una quindicina di chilometri).
Piazza Carignano è una delle piazze di Torino che
preferisco, soprattutto la sera. Un paio di anni fa andavo a lezione di russo non
lontano da lì e partivo sempre in anticipo per potermi sedere una mezz’oretta nella
luce filtrata dei lampioni ad ascoltare un violinista che tutte le sere si
sistemava all’angolo con via Principe Amedeo.
Ieri ne ho approfittato per farci un salto e vi ho trovato
una mostra fotografica. Si intitola “Cibi che cambiano il mondo” e sarà
proposta al pubblico fino al 29 ottobre. Allestita da Slow Food, la mostra si
propone di descrivere il legame che unisce cibo e territorio presentando, attraverso le immagini, delle esperienze e
degli esempi positivi di modelli di sviluppo possibili.
Questa è la foto che mi ha colpito di più:
"Il caffè cambia con il territorio, l'altitudine, il clima, proprio come un vino, ma poi arriva ai consumatori in forma anonima. Quel che conta sul mercato è la marca, mentre non si sa nulla sull'origine, sui produttori, sulla tecnica di lavorazione. Per conoscere meglio ciò che sta dietro la nostra tazzina, vi accompagniamo dove il caffè è nato, in Etiopia. In questo angolo di Africa si produce e consuma caffè da millenni, molto prima che le rotte coloniali portassero la coltivazione in America Latina e Asia. Nelle foreste montane dell'Etiopia il caffè cresce spontaneamente, all'ombra di piante che lo riparano dai raggi del sole tropicale".
Qui invece c'è il video che presenta tutte le foto esposte:
Sabato sono andata a vedere uno spettacolo teatrale a Monticello d'Alba. Si trattava de "Il letto ovale", la versione italiana di una commedia inglese scritta negli anni '60 da Ray Cooney e John Chapman, "Move over Mrs Markham". Divertente e fresca, è stata interpretata splendidamente dai membri della compagnia Marianna Torta Morolin della Famija Albèisa. Il ritmo è incalzante, la trama si infittisce gradualmente e ci si ritrova rapiti dal susseguirsi di eventi e dalle situazioni comiche perfettamente congegnate.
Alcuni dei momenti in scena.
Ho poi trascorso ad Alba la sera del sabato, gustandomi l'atmosfera estiva e gioviale. Qui proiettavano vecchi film sulla facciata di una casa (la sera della domenica hanno optato per la partita).
In via Vittorio Emanuele II (via Maestra) mi sono persa un po' in questo splendido negozio, pieno com'era di piccole meraviglie in ogni angolo.
Purtroppo non si vede, ma attorno a questa torre vi era un numero incredibile di uccelli che volteggiavano. Quando ho iniziato a scattare foto si stavano già disperdendo.
Girovagando un po' in Alta Langa, ci siamo goduti strade scelte a caso e panorami bellissimi.
Alla fine abbiamo anche trovato un posto per prendere una pausa dalla "stancante giornata": la Spianata dell'Amore!