sabato 9 novembre 2013

8 hours Labour, 8 hours Recreation, 8 hours Rest

Robert Owen, 1817

Da lunedì mi sono imposta ritmi di lavoro regolari e precisi: otto ore di lavoro, niente straordinari e la sveglia anche per la pausa pranzo. 

È un esperimento. Vorrei capire come si sta seguendo una routine regolare. 

Come mi ci trovo? Non saprei dire (per ora mi sembra un incubo), mi sento prosciugata d'ogni parola (infatti questo è un post sul non avere nulla da dire) e paradossalmente sono più stanca di prima (forse perché finisco per dormire un'ora in meno?). Tuttavia non demordo (ma mi annoio tantissimo). 

Un tempo avevo desideri più semplici, tipo poter cantare Goblin Girl a squarciagola. 



mercoledì 6 novembre 2013

Confini incerti, un brano

Il periodo della detenzione fu uno dei più divertenti della sua vita. Non dovette affrontare una prigionia lunga e severa in una fortezza inaccessibile, come Silvio Pellico, ma rimase nella piccola galera di Cakovec servito dai secondini, pochi giorni prima suoi subalterni.
Inoltre era in ottima compagnia, giacché la stragrande maggioranza degli intellettuali e buona parte della nobiltà illuminata erano esuli o prigionieri. I carcerieri, poveri diavoli, assumevano un aspetto truce solo durante l'ispezione del direttore, ovviamente austriaco. Per il resto erano più che disponibili a chiudere un occhio e dietro compenso anche tutti e due, per la mancata osservanza delle regole. E le regole, di fatto - se possiamo dar credito ai racconti tramandati dai figli del signor Dusan - si trasgredivano ogni giorno. 
I bei tempi andati! Non c'era bisogno di permessi complicati, né di certificati di buona condotta per facilitare i rapporti familiari, almeno non nel caso di questi piccoli rivoluzionari da operetta. L'amministrazione già allora risparmiava sul vitto degli arrestati e tollerava, anzi promuoveva, l'iniziativa delle consorti di integrare la mensa piuttosto parca del carcere. 
Le donne, a quei tempi, avevano poca dimestichezza con la politica. E le mogli, perlomeno all'inizio, avevano vissuto le condanne dei mariti, dei figli e dei padri con una certa vergogna. Forse alcune di esse sentivano un vago orgoglio per il ruolo attribuito loro dalla storia, ma la grande maggioranza provava disagio e la sera, quando si presentavano con un panierino sotto al braccio, si nascondevano sotto ampi mantelli e cappucci. Non alzavano lo sguardo, non parlavano tra loro. Consegnavano velocemente i viveri ai parenti nel parlatorio e dopo qualche parola di commiato, ciascuna tornava mesta a casa per provvedere ai bisogni della famiglia.
Dopo poche settimane di detenzione, però, i mariti notarono con piacevole stupore che le pietanze diventavano più ricercate, più fantasiose. Non fu l'amore coniugale e nemmeno l'amor patrio a spingere le pie donne a faticare oltre misura per preparare piatti sempre più complessi, ma l'unico motore capace di stimolare le femmine di tutti i tempi: la competizione. Era come se fosse crollata una diga. Niente le poteva più fermare. Dal paniere uscivano le posate d'argento, i piatti di porcellana del servizio della festa, i tovaglioli di batista finemente ricamati. Non bastava più loro consegnare il paniere al coniuge, le signore assistevano alle cene, osservando non tanto l'amato affamato, ma i piatti portati dalle altre. 

Tratto da Confini incerti, di Agi Berta




Confini incerti è un libro bellissimo, di cui tempo fa aveva già parlato Andrea Rényi qui. Il brano che ho riportato mi ha fatta sorridere, ma non è un libro divertente; piuttosto è interessante, doloroso, appassionante e coinvolgente.

Se amate la storia, i racconti familiari o l'Ungheria - o se amate anche solo leggere, ve lo consiglio caldamente.

lunedì 4 novembre 2013

Nizza: Palais de la Jetée Promenade

Mi ha sempre affascinata, il Palais de la Jetée Promenade di Nizza. Come tante cose belle, quella costruzione meravigliosa, che allora fungeva da casinò, ristorante e padiglione musicale, non esiste più. Tuttavia di luogo in luogo, da ormai un paio d'anni, ho provato a raccoglierne le immagini. Alcune di recente le ho perse a causa di un trasferimento forzato da un pc all'altro, ma prima o poi conto di ritrovarle. Intanto, ecco quelle che mi sono rimaste...

Promenade des Anglais

Se ingrandite la foto, vedrete una sorta di molo bianco più avanti, nel mare. Era lì che sorgeva questo incredibile palazzo, ritratto nell'immagine.

Il progetto per la sua costruzione venne adottato nel 1875 e si ispirava al Crystal Palace di Hyde Park, a Londra. I lavori iniziarono solo anni dopo, una volta risolto il problema della sua collocazione, sul mare. Tuttavia i contrattempi non si limitarono a questo: un incendio nel 1883 otto giorni prima dell'inaugurazione, seguito dalla dissoluzione della Società che presiedeva i lavori nel 1885, fecero sì che il palazzo venisse completato solo intorno al 1891.

Palais de la Jetée Promenade

Modellino esposto al Musée Masséna

Quadro esposto al Musée Masséna

Ebbe comunque vita breve: il 20 dicembre 1942 il Palais chiuse definitivamente. Nel corso del 1943 venne svuotato lentamente di tutti i suoi elementi, mentre nel 1944 i tedeschi decisero di recuperare e riutilizzare tutte le parti metalliche che ne componevano la struttura. Oggi non rimane che questo, un bianco scheletro arrugginito a qualche metro da riva... 


Io ancora non riesco a farmene una ragione.


sabato 2 novembre 2013

Nizza: Promenade du Paillon (et cetera)

A Nizza quest'ultima volta non ci siamo dati molto alla scoperta, ma una sera, mentre con L. tornavamo da una cena - dove mi è stata servita questa... 
Era anche buonissima!

... ho trovato un giornale abbandonato sul sedile del bus che dava notizia dell'inaugurazione, il giorno seguente, del nuovo parco della Promenade du Paillon, quella che si raggiunge da Place Masséna. 


La sera dell'inaugurazione


The day after

Notturna


Una meraviglia! Complice anche il fatto che di sottofondo, quando siamo arrivati, c'era la seconda aria de La regina della notte del Flauto magico cantata dal vivo, con gli zampilli delle nuove fontane a scandire il tempo, mentre nella parte di parco antistante, verso la Fontain des Tritons, spruzzi d'acqua nebulizzata creavano un intrigante effetto nebbia (leggasi: mi sono divertita tantissimo a giocare con l'acqua nebulizzata).

Verso la Fontaine des Tritons
Si vede che mi diverto tantissimo?

Da annotare il fatto che mi sono anche persa linguisticamente, ma in modo diverso dal solito (ovvero con due lingue soltanto): a un certo punto della serata, reduce da un discorso in inglese ma volendo tradurre per L. alcune scritte in francese che scorrevano su uno dei monitor montati per l'occasione, ho iniziato a tradurre direttamente in inglese con accento francese, per poi iniziare a parlargli in francese invece che in italiano. A quel punto, mentre lui mi domandava perché non potessi semplicemente parlare italiano (furbo, lui!), ho provato un attimo di panico, cercando di ripristinarmi in modalità standard. 

Vi è mai successo?

Aggiornamento: qui, qui e qui si possono ascoltare dei pezzettini delle musiche della serata. La qualità dei video è pessima, ma per farsi un'idea: i cantanti si trovavano in mezzo a tutti quegli zampilli.

venerdì 1 novembre 2013

Welcome home

Nelle ultime settimane non ho attraversato nessun fuso orario, eppure dopo due o tre viaggi in aereo, treno, pullman, navetta e persino un tratto notturno dall'aeroporto fino a casa con bicicletta a noleggio per mancanza di altre soluzioni (grazie, Velobleu!), il tutto perfettamente incastrato con scadenze, consegne, la sostituzione del computer e i cambiamenti climatici che si registrano ogni cento chilometri appena, posso dire di essere un po' assonnata e stanca. 

Sonno e stanchezza non mi hanno comunque impedito di sentirmi di nuovo in terre italiche appena superato il confine: la linea telefonica che non prendeva, un ritardo di mezz'ora, odore di bruciato sul vagone, un foglio lasciato su tutti i sedili che informava della decisione di ridurre le corse giornaliere sulla tratta da otto a due, in vista di una chiusura definitiva della linea ("Vorrei proprio capire come dovremmo fare per andare a lavoro", commentava amaramente un signore, "Non si azzardino a toccare la Cuneo-Nizza!", gli faceva eco il volantino di protesta); parallelamente L., di ritorno per altre vie e con destinazione diversa, mi informava che era appena riuscito a salire sul suo pullman per un pelo: tanta gente, pur munita di biglietto, era stata lasciata a piedi senza null'altro se non un laconico "mi spiace, non c'è più posto, prenderete il prossimo" (dopo tre/quattro ore...).

Insomma: l'arte di organizzare la disorganizzazione e il malcontento.

Per fortuna il caffè è buono. 


Welcome home.
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