martedì 4 giugno 2013

Scatto


Il treno percorreva la sua strada e io la mia, persa tra i pensieri. D'un tratto, dopo una galleria, il cielo è cambiato e ha attirato la mia attenzione. Mi sono ritrovata dentro il paesaggio, come se nella composizione dei colori, nella temperatura, nell'aria ora calda che prometteva pioggia, ritrovassi parte di me - e il vetro del finestrino non fosse altro che una pellicola sottile ed elastica volta a foderare i contorni delle cose.

Questa fotografia è uno scatto casuale, eppure mi piace fin nel più minuto dettaglio. 
Questa fotografia è uno scatto casuale, per questo mi piace fin nel più minuto dettaglio.


domenica 2 giugno 2013

Cosa sta succedendo a Istanbul?

Ho letto questo articolo oggi. Visto che ho molti amici che non parlano l'inglese, ho pensato di tradurlo (in tutta fretta, devo ammettere) perché potessero leggerlo anche loro. Poi però ho pensato, perché non condividerlo?

Inizia qui.
____________________________________________________________________________

Agli amici che vivono al di fuori della Turchia.

Vi scrivo per informarvi di quel che sta succedendo a Istanbul da cinque giorni a questa parte. Sento di doverlo scrivere personalmente perché per la maggior parte i mezzi di informazione sono stati bloccati dal governo e il passaparola e Internet sono le uniche due possibilità che ci sono rimaste per spiegare le nostre ragioni e chiedere aiuto e sostegno.

Quattro giorni fa un gruppo di persone, non appartenenti né a organizzazioni, né a ideologie specifiche, si sono riunite al parco Gezi di Istanbul. Tra loro c’erano molti miei amici e studenti. La ragione era semplice: protestare e impedire l’imminente demolizione del parco per lasciar posto all’ennesimo centro commerciale proprio nel centro della città. Ve ne sono già diversi a Istanbul, almeno uno per quartiere! L’abbattimento degli alberi sarebbe dovuto iniziare giovedì mattina presto. La gente si è recata nel parco con coperte, libri e i propri bambini; ha piantato le tende e trascorso la notte sotto agli alberi. La mattina, quando i bulldozer hanno iniziato a sradicare quegli alberi secolari, le persone vi si sono parate davanti per fermarli.

Non hanno fatto altro se non rimanere lì in piedi.

Nessun giornale o canale televisivo era lì per documentare la protesta. È stata del tutto oscurata dai mezzi di informazione.

La polizia è pero arrivata con cannoni ad acqua e spray urticante. Ha cacciato la gente dal parco.

La sera il numero di protestanti si è moltiplicato, così come il numero di agenti di polizia attorno al parco. Nel frattempo il governo locale cittadino ha interrotto tutte le strade che conducono alla piazza di Taksem, dove si trova il parco Gezi. La metropolitana è stata chiusa, cancellate le corse in battello, bloccate le strade.

E nonostante questo sempre più persone hanno raggiunto il centro città a piedi.

Sono arrivate da cittadine attorno a Istanbul. Tutte con una formazione diversa, una diversa ideologia, una diversa religione. Si sono tutte riunite per impedire che venga demolito qualcosa più grande anche del parco: il diritto di vivere come onesti cittadini di questo paese.

Si sono riunite e hanno marciato. La polizia le ha cacciate con spray urticante e gas lacrimogeno, guidando le camionette contro chi, in risposta, lanciava loro del cibo. Due giovani sono stati investiti e uccisi. Un’altra ragazza, una mia amica, è stata colpita alla testa da uno dei candelotti di gas lacrimogeno. La polizia li lanciava direttamente contro la folla. Ora, dopo un intervento di tre ore, si trova ancora nel reparto di Terapia intensiva e le sue condizioni sono gravi. Ancora non sappiamo se ce la farà. Questo blog lo dedico a lei.

Queste persone sono miei amici. Sono i miei studenti, i miei parenti. Non hanno nessun “secondo fine”, come lo Stato ama insinuare. Il loro fine è là fuori. È molto chiaro. Il governo ha venduto l’intero Paese alle società per azioni per la costruzione di centri commerciali, condomini di lusso, autostrade, dighe e centrali nucleari. Il governo sta cercando (e creando, ove necessario) una qualsiasi scusa per attaccare la Siria contro il volere della sua gente.

Oltre a tutto questo, di recente il controllo del governo sulla sfera personale delle persone è diventato insostenibile. Lo Stato, con il suo programma conservatore, ha approvato molte leggi e disposizioni che riguardano l’aborto, il parto cesareo, la vendita e il consumo di sostanze alcoliche e persino il colore di lucidalabbra che usano le assistenti di volo.

Le persone che stanno marciando verso il centro di Istanbul rivendicano il proprio diritto di vivere liberamente e di ottenere giustizia, tutela e rispetto da parte dello Stato. Chiedono di essere interpellate per i processi decisionali che riguardano la città in cui vivono.

Ciò che in risposta hanno ricevuto è un uso eccessivo della forza e ingenti quantità di gas lacrimogeno sparato dritto in faccia. Tre persone hanno perso la vista.

Eppure stanno ancora marciando. In centinaia di migliaia si uniscono a loro. Un altro paio di migliaia ha attraversato a piedi il ponte sul Bosforo per sostenere le persone in piazza Taksim.

Nessun giornale o canale televisivo era lì a documentare gli eventi. Erano occupati a mandare in onda le notizie su Miss Turchia e “il gatto più strano del mondo”.

La polizia ha continuato a inseguire le persone e a spruzzare contro di loro lo spray urticante, usandone così tanto da avvelenare cani e gatti randagi, che ne sono morti.

Scuole, ospedali e persino alberghi a cinque stelle vicini a piazza Taksim hanno accolto i feriti. I dottori hanno riempito le aule e le stanze d’albergo per fornire una prima assistenza. Alcuni poliziotti si sono rifiutati di sparare gas lacrimogeno contro persone innocenti e si sono licenziati. Attorno alla piazza sono stati posizionati dei disturbatori di frequenza per ostacolare le connessioni Internet e le reti 3G sono state bloccate. I residenti e i negozi della zona hanno messo a disposizione delle persone per strada la loro connessione wi-fi. I ristoranti hanno offerto cibo e acqua gratis.

Altre persone, ad Ankara e a Izmir, si sono riunite in strada per sostenere la resistenza a Istanbul.

I principali mezzi di informazione hanno continuato a trasmettere Miss Turchia e “il gatto più strano del mondo”.

***
Scrivo questa lettera perché voi sappiate cosa sta succedendo a Istanbul. I mezzi di informazione non vi diranno nulla a riguardo. Almeno, non nel mio Paese. Vi prego di postare quanti più articoli potete e spargere la voce.

Ieri sera, mentre pubblicavo su Facebook articoli che spiegavano i fatti di Istanbul, una persona mi ha posto questa domanda:

“Cosa speri di ottenere lamentandoti del tuo Paese con delle persone straniere?”

Questo blog è la mia risposta.

“Lamentandomi” del mio Paese, se così si può dire, spero di ottenere:

- libertà di espressione e di parola,
- rispetto dei diritti umani,
- controllo delle decisioni che prendo sul mio corpo,
- il diritto di adunarsi legalmente in ogni parte della città senza essere considerati dei terroristi.

Soprattutto, parlandone a voi, amici che vivete in altre parti del mondo, spero di consapevolizzarvi e di ottenere il vostro sostegno e aiuto!

Vi prego di spargere la voce e di condividere questo blog.

Grazie.

____________________________________________________________________________


Fonte: pagina Facebook di Occupy Gezi Fonte: pagina Facebook di Occupy Gezi

venerdì 31 maggio 2013

We need more love

Borgo Vecchio Campidoglio - Torino

It would degrade me to marry Heathcliff now; so he shall never know how I love him: and that, not because he's handsome, Nelly, but because he's more myself than I am. Whatever our souls are made of, his and mine are the same; and Linton's is as different as a moonbeam from lightning, or frost from fire.
Wuthering Heiths, by Emily Brontë 

Avec un de ses sourires aux mystérieux sous-entendus, il m'avait cité, dans la version qu'en avait donné Cocteau, le mot de Goethe : « Je t'aime : est-ce que ça te regarde ? » Jugerait-il indiscrètes mes sobres effusions ? Grommellerait-il en lui même « Est-ce que ça me regarde? »
Mémoires d'une jeune fille rangée, de Simone de Beauvoir

martedì 28 maggio 2013

Messaggi per gli alieni e le generazioni future

Mi è appena venuto in mente che quando avevo intorno ai 7/8 anni mi fecero scrivere un biglietto con un mio sogno per il futuro. Doveva essere infilato in una sorta di capsula insieme a quelli di altri bambini e inviato - genericamente - nello spazio. "Come un messaggio in bottiglia", mi avevano detto. "Magari lo trovano altre forme di vita". 

Al tempo ci avevo fantasticato tantissimo. A distanza di anni, mi domando che cosa avessi scritto ma, soprattutto, che razza di progetto fosse (senza troppo stupirmi: mi coinvolgevano sempre in  tantissimi progetti strambi presentandomeli come giochi divertenti - anche se all'invito di imparare il Padre nostro in tedesco avevo opposto un secco e definitivo rifiuto).

Così, seguendo il filo dei pensieri, mi sono ricordata di Mamaev Kurgan, la collina di Volgograd sulla quale si trova il memoriale della feroce, e soprattutto estenuante, battaglia di Stalingrado (l'odierna Volgograd, appunto) che vide scontrarsi gli eserciti russo e tedesco dall'agosto del 1942 al febbraio del 1943. Il memoriale è un imponente e immenso percorso lungo la collina, la cui espressione visiva più famosa è la statua della Madre Patria ("La Madre Patria chiama!") svettante ed enorme in cima. Quello che mi aveva colpito di quel luogo non era tanto la monumentalità del tutto, che comunque era davvero notevole, quanto più il viaggio nella memoria attraverso quelle testimonianze su pietra, le manifestazioni del dolore e dell'eroismo che riproducevano, il forte desiderio di non dimenticare, a partire dalle incisioni su lastra alla base della collina che riportano i nomi delle tredici città sovietiche che si distinsero nella lotta (se non ricordo male: Mosca, Stalingrado, Leningrado, Murmansk, Minsk, Kiev, Sebastopoli, Novorossijsk, Brest, Tula, Kerch, Odessa, Smolensk). 

Senza perdermi e dilungarmi, quello di cui volevo parlare era comunque il messaggio destinato alle generazioni future che i reduci di quella battaglia scrissero il 9 maggio 1970. Il loro non è partito per lo spazio, ma è invece rimasto custodito tra quelle mura, appena prima dell'enorme mausoleo sulle cui pareti sono riportati in minuzioso ordine i nomi dei tantissimi caduti (si stima che persero la vita complessivamente 2 milioni di persone). Quel messaggio verrà letto il 9 maggio 2045, cent'anni dopo la vittoria sovietica, ricordando le perdite, la disperazione, l'incertezza e la paura di quegli anni.

Ora, non vorrei dire, ma chissà che cosa si troveranno invece tra le mani gli alieni...

Memoriale di Mamaev Kurgan - commemorazione del Milite Ignoto
P.S. Al memoriale suona continuamente in sottofondo Traumerei, un brano di Schubert. Qui è interpretato da Horowitz. Buon ascolto.


lunedì 27 maggio 2013

Parco Dora: il parco postapocalittico

"Il Parco Dora è un parco postindustriale...", scrive Wikipedia. Ottima definizione, visto che i segni di un quel passato ci sono tutti, ma aggiungerei anche che sembra un parco postapocalittico. È la seconda volta che mi ci reco: la prima volta c'era un bel sole e nessuno in giro, la seconda un po' di nuvole e... nessuno in giro. È vero che amo le zone disabitate, ma sembra che mi riesca particolarmente bene trovarle, come nel caso della Crocetta

Stavolta l'elemento distintivo è che in teoria, nella parte che mi piace di più, ovvero quella che dal fiume si rivolge verso il centro commerciale, non si potrebbe ancora andare. È un divieto che non capisco, che sembra lasciato un po' al caso: le recinzioni non percorrono tutto il perimetro, alcune reti sono state smontate e già tutto sembra essere stato abbandonato un po' all'incuria.

In alcuni punti, nei prati che separano i sentieri asfaltati, l'erba è molto alta e piena di papaveri, piante di camomilla e altri fiori che non riconosco. In lontananza si vedono la collina, Superga, la torre della chiesa Faà di Bruno e i resti vuoti delle fabbriche che un tempo ingrigivano la zona, che molto ricordano gli scheletri delle balene che si vedono nei musei di Storia naturale.







La torre evaporativa


Non è per nulla una meraviglia. Eppure c'è qualcosa, in tanto abbandono, che mi affascina. Forse è il fatto che d'un tratto, se non per qualche punto di riferimento lontano, ci si sente del tutto avulsi dal contesto cittadino. O forse è l'artificialità che si annusa nell'aria, poi andata sfumandosi. 

Sicuramente nel giro di qualche mese il Comune invierà qualcuno a falciare l'erba, a sistemare i cestini, ad abbellire, a dare una disposizione ordinata ai fiori e a tutto quello che si può far rientrare in uno schema geometrico, a uniformare. Certo qualcuno che raccolga le cartacce e le lattine già presenti qui e là è necessario, tuttavia - anche se non dovrei - spero che ci siano abbastanza fondi solo per quello e nient'altro. C'è un che di liberatorio e piacevole, in tanto mancato rigore.






















P.S. La zona di cui parlo è l'Area Michelin - 89.000 metri quadrati. Il Parco Dora, nel suo complesso, ne misura 456.000.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...