martedì 9 aprile 2013

Vincere alla lotteria

Ho paura di vincere alla lotteria. Sono sempre stata piuttosto fortunata. Nella mia vita ho vinto: una bicicletta, un tronchetto della felicità, un orologio, un ambo secco, due rimborsi da compagnie aeree (per me equivalgono a vere e proprie vincite) e almeno tre volte la settimana trovo una monetina per terra. Tuttavia, ogni volta che mi capita tra le mani un biglietto che prevede un premio enorme, una parte di me spera sempre che non succeda, che quei numeri non escano, che la mia vita non cambi così radicalmente.

Stasera mi sono dedicata a Know Thyself, un corso di filosofia tenuto da Mitchell Green. Non ero intenzionata a seguirlo, ero solo curiosa, ma all'inizio della primissima lezione il professore ha tirato fuori una campana tibetana e ha iniziato a spiegare una tecnica di meditazione.  

Campana tibetana


Meditazione? Sono rimasta così stupita dal suo approccio che ora sono alla quinta settimana di corso. Protagonisti stavolta erano Timothy D. Wilson, un professore di psicologia presso la University of Virginia, e il suo libro, Strangers to Ourselves (anche questo inedito in Italia, diamine!). Tra i tanti argomenti interessanti, uno era proprio quello delle vincite alla lotteria, perché si parlava di "previsione affettiva". Il concetto è semplice: tendiamo sempre a sopravvalutare quanto un evento potrà influire in positivo o in negativo sulla nostra vita.
Da qui l'esempio: "Se vincessi alla lotteria, risolverei tutti i miei problemi". Sbagliato: quasi si moltiplicherebbero. Per esempio, potresti cominciare a dubitare della sincerità delle persone che ti stanno vicino o decidere di lasciare quel lavoro per cui ti sei lamentato per anni e anni, perdendo in realtà una grande spinta motivazionale che non sapevi ti fornisse (si veda anche la teoria del flusso). Anni fa lessi addirittura di un servizio di sostegno psicologico per questi nuovi ricchi. Insomma: 



Attento a quel che desideri, potrebbe avverarsi.

 Oscar Wilde



A mo' di rassicurazione si parlava della fantastica resilienza umana, ovvero di quella capacità di ciascuno di noi di riorganizzare la propria vita in seguito a un trauma. Anche se il concetto mi piace, continuo a preferire la mia monetina tre giorni a settimana a un paio di miliardi.

Al termine di un'intervista con Mitchel Green, il prof. Wilson ha poi ricordato suo zio e l'abitudine che questi aveva di acquistare un biglietto della lotteria "solo se se ne ricordava a inizio settimana", perché "in qualche modo sapeva che ciò che stava acquistando era la speranza, ovvero quattro o cinque giorni di fantasticherie".

Io rimango invece a fantasticare sulla campana tibetana.





8 commenti:

  1. Mah, però, ecco, se vincessi tanti soldi poi potrei anche pagarmi un buon servizio di sostegno psicologico. E se poi proprio mi facessero schifo, li regalerei a un po' di cause che mi stanno simpatiche.

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    1. Mentre lo scrivevo a un certo punto mi sei venuta in mente tu e ho pensato: "Lei sicuramente si comprerebbe la casa a mezz'ora dalla Silicon Valley e immersa nel verde" :P

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  2. Quando si vince, la prima regola è: non dire a nessuno di aver vinto :D
    Io di sicuro comprerei una giornata con David Bowie.

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    1. Dici che si può? Compare una giornata con David Bowie, intendo.

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  3. Alice, sarai mica un caso da sottoporre al CICAP? :D

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    1. È addirittura paranormale? :P

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    2. Ma se superi la prova CICAP (per ora non c'è riuscito nessuno) il paranormale diventerebbe normale. E tu vinceresti un sacco di soldi :)

      A parte gli scherzi io non credo che esistano persone più fortunate di altri nel senso delle possibili vincite.

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