giovedì 28 novembre 2013

Maugham e l'arte

Re di cuori - mio
A mio parere, ciò che vi è di più interessante nell'arte è la personalità dell'artista, e quanto più questa è singolare, tanto più sono pronto a perdonare alle sue opere mille imperfezioni. Velázquez è, immagino, un pittore più grande di El Greco, ma vi è in lui una certa stabilità di toni che finisce con l'intiepidire la nostra ammirazione, mentre invece il cretese, sensuale e tragico, ci presenta il mistero della sua anima in un perenne e mistico sacrificio. L'artista, pittore, poeta o musicista che sia, con le sue opere soddisfa il nostro senso estetico, legato alla sensualità primitiva, ma ci fa anche dono di se stesso. E il segreto della sua anima ci affascina a volte quanto un romanzo poliziesco. È un enigma per il quale non vi è soluzione. 
[...] 
Non condivido l'opinione di certi critici presuntuosi i quali negano al profano ogni competenza in materia artistica, e gli  concedono solo il diritto di firmare grossi assegni per comprare quadri. Pretendere che l'arte riveli i suoi misteri solo agli iniziati è semplicemente grottesco: l'arte è la manifestazione di un'emozione, e il linguaggio emotivo può essere compreso da chiunque. Però ammetto che un critico, privo di una vera competenza tecnica, non può essere in grado di emettere un giudizio di qualche peso: e la mia ignoranza in fatto di pittura è estrema.
 [...] 
 La facoltà di creare miti è innata nella natura umana, che concentra avidamente il suo interesse sui particolari curiosi o sorprendenti della vita di chi si distingue dalla massa dei contemporanei. Nascono così talune leggende cui ci si attiene con fede fanatica, poiché un desiderio di sogno romantico ci induce ad evadere continuamente dalla banalità della vita di ogni giorno. Di solito questi episodi leggendari diventano per l'eroe fortunato un sicuro passaporto per l'immortalità. Un ironico filosofo può sorridere del fatto che la fama di Walter Raleigh sia affidata più al suo gesto di stendere il mantello ai piedi della regina Elisabetta che non alle sue imprese in terre lontane.  

Somerset Maugham, La luna e sei soldi, traduzione di Elisa Morpurgo

Per me Somerset Maugham è una di quelle letture che si affrontano - e gustano - con molta, molta lentezza. Ho riportato questi brani perché interessanti, ma quello centrale soprattutto perché risponde bene a un vecchio discorso tra me e L. (avvalorando la mia posizione!). Siete d'accordo con (il personaggio di) Maugham? Secondo voi, chi può giudicare l'arte?

9 commenti:

  1. Sono completamente d'accordo con lui!

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  2. Belle citazioni, non le ricordavo proprio... Ma non dirmi che l'hai già finito?

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    1. No, figurati! L'ho soltanto iniziato per curiosità, ma al momento ne ho da finire altri tre (uno di questi mi imbarazza alquanto e ne riparlerò!).

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    2. Ecco, parlaci un po' di quello che ti imbarazza... dai!

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    3. Anto, dopo il video di ieri non ti ferma più nessuno!
      Clyo, nel caso, ecco il fantomatico video ;)

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  3. Non conoscevo Maugham. Il suo mi sembra un approccio junghiano che condivido perfettamente. Riflette anche la differenza tra la via occidentale e quella orientale alla conoscenza. Vie che sono state forgiate dalle religioni*. L'approccio occidentale (con rare eccezioni) prevede che la via alla conoscenza sia unica e che ci sia bisogno di una guida-interprete. L'approccio orientale prevede che la via non è unica, è strettamente personale e non prevede alcuna forma di guida e interprete.

    L'approccio orientale (lo stesso seguito pionieristicamente da Jung) è tutt'altro che trascurabile, al punto tale (vedi per esempio il bellissimo "Il Tao Della Fisica" di Fritjof Capra) che oggi ci sono enormi punti di contatto tra discipline come il Taoismo e la fisica moderna e contemporanea. Che è un modo come un altro per dire che l'approccio occidentale basato su tutte le dicotomie classiche soggetto/oggetto, mente/corpo, massa/energia, ecc. non è in grado di spiegare nulla.
    Attenzione al fatto che l'approccio occidentale di cui qui parlo è quello che ci caratterizza da soli duemila anni a questa parte (era cristiana): prima, durante la florida era pagana, di fatto non sussistevano grosse differenze di fondo tra visione occidentale e orientale.

    Quando leggo frasi come "giudicare l'arte" sento che c'è qualcosa che non va, o meglio di "malposto". Un po' come se dovessi rispondere a domande del tipo "cosa c'era prima della nascita del tempo?".

    L'ho fatta un po' lunga :)

    * leggi il mio blog da molto tempo, quindi sai già che per me le religioni monoteiste sono una malattia che come tale andrebbe curata.

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    1. Bello il commentone lungo! Giusto rifacendomi ai discorsi dell'altro dì, l'approccio occidentale di cui parli è un po' lo stesso che viene rifiutato anche dall'antropologia (generalizzo un po'...): si rifiuta l'idea che ci sia un'unica linea di sviluppo da seguire da parte dei popoli (evoluzionismo unilineare).

      "L’ e. unilineare riteneva che esistesse un’unica linea di sviluppo percorsa in tempi differenti da tutte le società umane e culminata nella società europea del tempo (di fine Ottocento): rispetto a questa le altre società si sarebbero trovate ‘attardate’ su stadi evolutivi inferiori."

      A livello di pubblico, questa idea è ancora largamente diffusa.

      L'approccio occidentale, oltre magari a non spiegare nulla - come dici tu, spesso è soprattutto dannoso (penso al mondo politico/economico, ad es. l'approccio dell'FMI o l'idea di democrazia "esportabile", per esempio...).

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    2. Mi trovo perfettamente d'accordo!

      E questa volta, per compensazione, ho fatto un commento breve :)

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