domenica 10 novembre 2013

Paratissima a Torino

Ma che bella Paratissima! Qui trovate il sito ufficiale dell'evento, organizzato per il secondo anno di fila all'ex-MOI (ovvero i Mercati ortofrutticoli all'ingrosso di Borgo Filadelfia), che è uno spazio enorme in cui ci si perde facilmente e ci si diverte molto. 

L'evento è gratuito e ospita opere di tutti i tipi e di tutte le dimensioni: quadri, foto, murales, cose appese al soffitto, statue fatte con materiali strani che sparano bolle di sapone, colori, colori, colori.

Da uno spazio espositivo all'altro, senza interruzioni:
l'annientamento dello spazio "espositivo"


Anche la gente è di tutti i tipi, tra artisti che chiacchierano, altri che creano la propria opera sul momento e poi famiglie, squadre di colleghi in gita, ragazzini e nonni. Non c'è chiaramente l'aria triste dei musei a rovinare l'atmosfera.




Come abbiamo resistito



Ieri sera i cancelli chiudevano intorno alla mezzanotte, ma noi siamo rimasti ancora un po' lì nel cortile a chiacchierare, cercando di resistere alla tentazione di mangiare un po' di salsiccia di Bra o le patate ripiene di formaggio caprino e pancetta o la panna cotta ai frutti di bosco freschi...

[Ho visto che alcuni sono giunti sin qui cercando informazioni su queste patate. Ebbene, normalmente si trovano da Poormanger, in Via Maria Vittoria 32/D. Torino, ovviamente]


Di seguito alcuni dei progetti che mi sono piaciuti di più.

Suture, di Luca Caridà

"Suture è una riflessione sul ruolo dell'immagine pubblica nel concetto di bellezza, in un contesto, quello contemporaneo, che rispetto al passato rende accessibile in maniera relativamente semplice l'intervento fisico sul proprio corpo. La parametrizzazione del concetto di bellezza sfuma la nostra identità, attraverso gli strumenti della chirurgia plastica ed estetica. Il risultato è una galleria di esseri grotteschi, ingenui, artificiali, inautentici. Strappi di riviste e ritratti clinici."

Suture, di Luca Caridà
Suture, di Luca Caridà



Fonte



Lesbica non è un insulto
. Il sito del progetto, a cui secondo me vale la pena dare un'occhiata, lo trovate qui.
























Lo scritto di Elisa Giannelli (insieme alle sue fotografie).

"La vita è un'attesa. Di vedere la prima luce prima di nascere, di imparare a mangiare prima di lasciare il seno materno, di cominciare a parlare prima di smettere di gemere, di camminare dopo aver imparato a gattonare. Siamo sempre in attesa che qualcosa o qualcuno si manifesti nella nostra esistenza. Attendiamo che arrivi la bella stagione, il fine settimana, il giorno della maturità, il giorno della laurea, il primo giorno di lavoro, il ritorno di un affetto, la nascita di un figlio. Sono proprio queste attese a segnare le nostre giornate, molto più dell'evento stesso che si concretizza o della persona che di fatto incontriamo. Viviamo il nostro presente sempre alla luce di un certo e incerto futuro. E guai a credere a chi vorrà farci pagare un biglietto per smettere di attendere. Anche se ci riuscissimo, perderemmo il senso profondo della nostra vita: l'attesa. 
Talvolta si sente dire che i fotografi ritraggono nei loro scatti quasi esclusivamente le proprie vite, pur concentrandosi sui momenti delle vite altrui. Lo fanno in maniera inconscia e apparentemente nascosta. Non credo di farne eccezione. E forse è proprio questa la vera ragione del progetto: non sarei in grado di riconoscere appieno le situazioni che rivestono il valore simbolico dell'attesa se non avessi provato sulla mia pelle le stesse emozioni cui le mie immagini provano a dare forma. E l'auspicio più grande che io possa avere è quello di far si che chi osserva i miei scatti percepisca l'essenza dell'attesa, quella che tiene i propri sensi in allerta anche se poi nulla accade. Un'attesa beckettiana e leopardiana, una realtà silente e sospesa alla Hopper, un deserto dei Tartari in cui ci si chiede - come insegna Cesare Pavese - Qualcuno ci ha promesso qualcosa? E allora perché aspettiamo?
A me piaceva la fretta di fronte all'attesa.
Mi ricordava gli animali impauriti di fronte ai fari di una vettura.

Insomma, oggi è l'ultimo giorno e rimarrà aperta fino alle 22.00, perché non farci un salto?

3 commenti:

  1. Fantastico! Ma allora Torino è ancora quel posto animato e affascinante che ricordavo! Non ha fatto la fine di San Francisco ;-)
    Ma chi è quello con la testa da maiale?

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    1. Un artista! Le sue opere erano fotografie di persone con quella stessa maschera in diversi contesti...

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    2. Uffa, voglio venire a Torino!

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